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L'UNIVERSITA'

27.02.12 Posted in UNIVERSITA

GianniniL’incontro fortunato fra ICARO e il Dipartimento di Psicologia di “Sapienza” Università di Roma è cominciato con la settima edizione di ICARO.
ICARO è senz’altro una delle più rilevanti iniziative in tema di educazione e sensibilizzazione al corretto comportamento sulla strada e ha operato, nelle varie edizioni, con una sinergia fra le Istituzioni più coinvolte e attive in questi settori. Nel percorso si è evidenziato un interesse a caratterizzare la campagna con una dimensione scientifica di ricerca ed anche di formazione degli operatori della Polizia Stradale che si trovavano ad incontrare i giovani per sensibilizzarli alla prevenzione degli incidenti stradali.
Con la settima edizione di ICARO si è svolta una indagine di ricerca che ha coinvolto circa settemila ragazzi delle Scuole secondarie superiori; la ricerca ha condotto alla individuazione dei profili di rischio e alla comparazione di questi profili con quelli caratterizzati da comportamenti prudenti o comunque di maggior controllo. Sono stati presi in considerazione fattori di personalità, atteggiamenti verso le norme, propensione ai comportamenti rischiosi, convinzioni rispetto alle cause dei possibili incidenti su strada, ed altro ancora, in modo da delineare i principali elementi che giocano un ruolo proprio nel delinearsi del profilo critico. È emerso come i giovani guidatori si caratterizzano per l’adozione di comportamenti contrassegnati da un paradosso: il cosiddetto “paradosso del giovane guidatore” in base al quale i giovani rischiano sulla strada perché sviluppano la convinzione di essere “immuni” dalla possibilità che a loro stessi e a quanti sono loro vicini possa accadere qualcosa. L’aspetto veramente rilevante riguarda il fatto che questa convinzione si mantiene anche quando si è colpiti da incidenti più o meno gravi.

Date le caratteristiche peculiari dell’età adolescenziale è veramente difficile preparare programmi di sensibilizzazione ed educazione che possano tenere conto dei vari fattori. Noi siamo partiti dai risultati delle indagini di ricerca condotte nell’edizione ICARO 7 e abbiamo messo a punto, con l’aiuto di gruppi di esperti, un programma articolato e specifico per i vari cicli di istruzione. Si parte dalle proposte relative alla educazione alle condotte corrette come pedoni, come guidatori di biciclette o comunque dei cosiddetti mezzi della “mobilità dolce” per arrivare all’uso di ciclomotori e auto.

Il programma viene presentato in apposite “Guide pratiche” differenziate a seconda dell’età dei ragazzi e ha un formato modulare e flessibile che si può declinare all’interno di specifiche situazioni ed esigenze. Le Guide si propongono come “cassette di attrezzi” dalle quali è possibile attingere ma anche aggiungere nuovi strumenti (aggiornando continuamente il materiale).

I formatori possono essere gli insegnanti stessi, ma, e qui risiede una ulteriore novità di ICARO, possono essere gli operatori della Polizia Stradale opportunamente formati a incontrare i ragazzi e lavorare con loro alla costruzione di una vera sicurezza “partecipata” in un’ottica di prossimità delle Forze di Polizia con il cittadino.

Le guide pratiche sono dunque il frutto dell’incontro tra varie tipologie di esperti e offrono materiale di vario genere: istruzioni per la conduzione di discussioni di gruppo, introduzione all’uso di filmati, esercizi utili per sperimentare le singole situazioni che si possono presentare sulla strada, immagini e schemi per il lavoro in classe, proposte per simulazioni di comportamenti ecc. Le guide pratiche sono state create dopo avere sperimentato le procedure descritte in situazioni test controllate, dunque il materiale proposto è stato verificato e i risultati relativi misurati al termine di ogni intervento formativo.

Il programma di sensibilizzazione ed educazione che abbiamo costruito si è rivelato (su popolazioni di migliaia di ragazzi che ne hanno preso parte) molto efficace e particolarmente coinvolgente; le sinergie che lo hanno reso possibile e il coinvolgimento attivo di insegnanti, operatori di Polizia, genitori (sia in fase di progettazione che di applicazione del programma stesso) hanno prodotto ottimi risultati.

La prevenzione dell’incidentalità stradale e il comportamento di guida sicura, nonché i comportamenti corretti sulla strada in generale, sono senz’altro il frutto di un intenso sforzo di vari soggetti che a livello istituzionale e privato possono costruire un modello di sicurezza e benessere veramente convincente ed efficace. La sicurezza e la convivenza civile si costruiscono non per adesione acritica a regole imposte, bensì attraverso l’interiorizzazione di modelli comportamentali recepiti come validi, efficaci, positivi ed utili. Il nostro intento è stato quello di passare da un modello educativo basato sulla trasmissione di informazioni ad un modello articolato che conservi l’obiettivo di agire a livello cognitivo ma proponga l’attivazione di dimensioni emotive e partecipative che possano portare ad un reale cambiamento di convinzioni errate e alla costruzione di schemi comportamentali orientati alla preservazione della propria vita e di quella altrui, attraverso l’adozione di comportamenti funzionali basati su conoscenze elaborate su diversi piani e solidificate con opportune dimostrazioni.
Si tratta di interventi finalizzati a far si che i ragazzi riconoscano le responsabilità individuali nel provocare quelli che comunemente chiamiamo “incidenti” ma che sono conseguenze altamente prevedibili date certe premesse comportamentali: ad esempio, la possibilità di esiti drammatici è alta se ci si distrae mentre si guida, è alta se si guida sotto effetto di sostanze, è alta se ci eccedono i limiti di velocità e così via. In adolescenza si è portati a credere che tutto dipenda dall’esterno (il fato, l’incapacità altrui per esempio) mentre si sperimenta un vissuto di onnipotenza e si ritiene di avere tutto sotto controllo. Occorre dunque  intervenire in modo da modificare questa convinzione e creare la consapevolezza che ciò che chiamiamo “incidente” è qualcosa che provochiamo mettendo in atto azioni imprudenti, distraendoci, guidando in condizioni alterate.
La sicurezza è un valore comune e prezioso, per preservarla e contrastare il rischio occorre essere sensibilizzati ed educati fin dalle prime fasi dello sviluppo: soltanto così si può giungere ai momenti importanti di apprendimento delle condotte di guida con un bagaglio di base che verrà incrementato e consolidato fino all’età adulta.

Anna Maria Giannini
Professore Ordinario di Psicologia
Sapienza, Università di Roma